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CAOS SCUOLA in Puglia: il TAR va contro EMILIANO. “Ordinanza in conflitto con il DPCM”. Cosa accade adesso? Ecco le ipotesi

Il tribunale amministrativo della Puglia ha accolto la richiesta di sospensione dell’ordinanza, emanata dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che ha disposto la sospensione delle lezioni in presenza per gli studenti pugliesi: “Con un provvedimento lineare, logico, e giuridicamente ineccepibile la terza sezione del Tar di Puglia – Bari ha accolto il ricorso presentato ieri dal Codacons di Lecce e da alcuni genitori della provincia di Lecce fissando una udienza camerale per dicembre 2020”. Lo rende noto l’associazione dei consumatori con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Secondo la Terza Sezione del TAR della Puglia il provvedimento del dem Emiliano, con cui dallo scorso 30 ottobre sono state chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della scuola d’infanzia, “interferisce, in modo non coerente, con l’organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal sopravvenuto DPCM 3 novembre 2020”. Il dpcm, spiega il Tar, “colloca la Puglia tra le aree a media criticità (c.d. “zona arancione”) e persino per le aree ad alta criticità (c.d. “zone rosse”) prevede la didattica in presenza nelle scuole elementari”.

Secondo l’ultimo dpcm, in vigore da oggi, la Regione è infatti collocata in area arancione, e secondo la classificazione attuata dall’ordinanza del ministero della Salute, in questa zona la didattica a distanza viene prescritta solo per gli studenti delle superiori, tranne che per gli studenti con disabilità (lo stesso avviene in area gialla). Sempre in area arancione è autorizzato l’uso dei laboratori nelle scuole. Solo in area rossa viene disposto il ricorso alla didattica a distanza anche per gli studenti di seconda e terza media, oltre che per quelli della scuola secondaria di secondo grado. Ma per gli alunno delle elementari è prevista in tutte le Regioni la didattica in presenza, con l’uso della mascherina al banco dai sei anni in su.

Nella giornata di oggi è attesa una nuova ordinanza del governatore Emiliano, che è in via di pubblicazione, e che entrerà in vigore lunedì 9 novembre. Il 4 novembre il presidente dem e il suo assessore alla Sanità, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, avevano fatto sapere che l’orientamento della giunta era quello di confermare l’ordinanza, e tenere chiuse elementari e medie. È lasciata infatti ai governatori la possibilità di emanare nei loro territori ordinanze più restrittive rispetto a quelle vigenti a livello nazionale. Emiliano e Lopalco avevano anche precisato che se il governo nazionale avesse ritenuto necessaria la ripartenza della didattica in presenza, avrebbe potuto richiedere la revoca dell’ordinanza del presidente della Regione Puglia, che l’avrebbe valutata d’intesa col Ministro della Salute.

Ieri alcuni genitori della provincia di Lecce avevano dato mandato all’avvocato Pietro Quinto di depositare un ricorso al Tar. “Il ricorso – ha spiegato ieri l’avvocato all’Ansa – denuncia la contraddittorietà dell’atteggiamento del governatore Emiliano che, di fronte alla disciplina del Dpcm che includendo la Puglia nella fascia arancione ha previsto l’agibilità delle scuole del primo ciclo, pretende un provvedimento ad hoc del governo sulla propria ordinanza, così non disconoscendo una evidente perplessità ed illegittimità della stessa ordinanza, quanto meno sopravvenuta”.

L’ordinanza regionale peraltro – scrive ancora Quinto – sconta “un eccesso di potere per errore sui presupposti di fatto e di diritto atteso che non trova alcun riscontro l’affermazione di Lopalco secondo cui le scuole, ed in particolare il sistema scolastico del Salento, siano un fortissimo volano di circolazione del virus. È vero invece che, secondo tutti gli accertamenti e le rilevazioni eseguite a livello tecnico, l’ambiente scolastico è sufficientemente al riparo dal pericolo di estensione dell’incidenza del virus”. Ma l’epidemiologo Lopalco, in un’intervista a Fanpage.it, aveva sottolineato come il problema principale non fosse legato ai contagi nella scuola, spiegando che la decisione era stata motivata piuttosto dalle difficoltà denunciate dai pediatri e dai medici di base.

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