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CORONAVIRUS: la CALABRIA si OPPONE e scende in strada. Migliaia contro l’assegnazione della ZONA ROSSA

Si moltiplicano le iniziative di protesta in Calabria dopo l’inserimento della regione tra le “zone rosse” per il nuovo Dpcm che prevede, di fatto, il lockdown per le aree più esposte al rischio Covid. In varie zone si registrano iniziative contro la decisione, alimentate soprattutto da imprenditori e commercianti.

Proteste a Scalea

Statale 18 bloccata, urla di disperazione e fumogeni. È il bollettino di un pomeriggio di proteste contro la paventata chiusura della Calabria sul Tirreno cosentino, manifestazione partita da Scalea ma che promette di estendersi lungo tutto la costa.blob:http://meteopuglia.org/82ab9010-abe8-4797-a8e9-670a92356dd1

Le urla strazianti di commercianti e cittadini

Ai piedi di Torre Talao, lungo la carreggiata della statale 18, ci sono tutti. Bambini, anziani, commercianti, operai, casalinghe e persone comuni. Il loro grido di dolore, urlato da un megafono, è unanime: «Se ci chiudete di nuovo per noi è finita». Domani la Calabria potrebbe entrare di nuovo in lockdown, non per un allarmante numero di contagiati Covid o ricoverati, ma perché un’impennata dei casi manderebbe all’aria un sistema sanitario che porta i segni di anni di commissariamento e malapolitca.

Assente l’amministrazione comunale

Tra i manifestanti pacifici, la politica non c’è e il peso si sente. Dopo un’ora abbondante di accuse e invettive contro il governo, i manifestanti attaccano anche le istituzioni locali, rei di non aver preso parte alla protesta, almeno non ufficialmente. «Se non scendete in piazza con noi, dovete dimettervi». Qualcuno applaude, qualcun altro dissente. Il questa vicenda la politica locale non ha colpe. Intanto al megafono si urla anche il disappunto per un numero esiguo di partecipanti: «Siete solo leoni da tastiera». Su questo punto, invece, sono tutti d’accordo. La protesta, dicono ancora, andrà avanti ad oltranza.

A Castrovillari si sono radunati in piazza municipio in concomitanza con l’avvio del consiglio comunale che discuteva dell’emergenza sanitaria nel Pollino e poco dopo si sono seduti in piazza bloccando il traffico. Così é iniziata la manifestazione dei commercianti e dei ristoratori della città di Castrovillari per protestare contro l’istituzione della zona rossa in Calabria. Si Da circa un’ora stanno manifestando, sotto lo stretto confrollo della polizia di stato e dei carabinieri, e si apprestano ad entrare con una delegazione nel consiglio comunale per portare la loro voce alla politica cittadina. 
«Basta siamo stanchi» é l’urlo di tantissimi commercianti che con cartelli in mano stanno manifestando in piazza in maniera vibrata.

In piazza a Palmi

Serranda alzate e cittadini in strada in segno di disobbedienza contro il lockdown. È questa la proposta che esce dall’assemblea pubblica tenuta a Palmi nel pomeriggio di oggi in piazza Primo Maggio.


Circa 200 cittadini si sono ritrovati per protestare contro l’istituzione della zona rossa in Calabria. Commercianti e artigiani, ma anche professionisti e dipendenti nel settore pubblico e privato hanno voluto manifestare in maniera pacifica l’insofferenza contro a una misura considerata ingiusta e troppo dura nei confronti della nostra regione.

Nessun membro dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Ranuccio (in isolamento precauzionale), ha partecipato all’evento.

La protesta è stata organizzata da un gruppo di cittadini, nella mattinata di oggi, attraverso una pagina Facebook “No zona rossa No”, nata in maniera estemporanea, ma riuscendo a coinvolgere quasi un migliaio di persone.


Un inviato alla partecipazione lanciato sui canali social e che in poche ore ha portato in strada più di 250 persone.


L’incontro si è trasformato in un momento di confronto. Molti commercianti si sono soffermati sulle grandi difficoltà che hanno dovuto patire durante il primo lockdown, quando nonostante la chiusura delle loro attività hanno dovuto tenere fede agli impegni economici con le banche e lo Stato. Difficoltà che si potrebbero trasformare in una tragedia dal punto di vista sociale, con licenziamenti e chiusure delle attività alla fine della seconda chiusura della Calabria.

A Palmi, città che attende da 13 anni la costruzione del nuovo ospedalementre il vecchio nosocomio è stato trasformato in un guscio vuoto, il tema del disastro della sanità trova terreno fertile. E subire una nuova chiusura per cause che non sono imputabili ai cittadini appare una beffa difficile da metabolizzare.

Aldilà dei numeri e degli indici che hanno portato il governo a decretare la zona rossa in Calabria, infatti, è la questione sanitaria a tenere banco in strada a Palmi insieme alle grandi difficoltà economiche di lavoratori autonomi e professionisti a partita iva.

Da questi presupposti è stata lanciata l’idea di sfidare le imposizioni prescritte dal nuovo Dpcm tenendo aperte le attività commerciali. Una ribellione civile che nella giornata di oggi ha trovato diverse sponde in giro per la Calabria, dal Pollino allo Stretto.

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