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Coronavirus: arrivano i VACCINI per contrastarlo, ma potrebbero causare EFFETTI COLLATERALI. Ecco di cosa si tratta

Ci sono almeno 160 vaccini contro il COVID-19 in fase di sviluppo in tutto il mondo e per più di 30 sono già iniziate le sperimentazioni sugli esseri umani. Alcune soluzioni sembrano essere più promettenti di altre, ma secondo gli esperti i nuovi vaccini avranno inevitabilmente un elemento in comune: provocheranno lievi effetti collaterali.

La settimana scorsa, per esempio, l’Università di Oxford ha pubblicato uno studio sulla rivista medica Lancet per illustrare le prime valutazioni sul vaccino sviluppato in collaborazione con l’azienda farmaceutica AstraZeneca. Il vaccino è basato su un virus noto per infettare gli scimpanzé e per essere innocuo per gli esseri umani: viene poi modificato per insegnare al nostro sistema immunitario a riconoscere e contrastare la proteina che il coronavirus sfrutta per legarsi alle cellule, in modo da sfruttarle per replicarsi. Il 60 per cento dei volontari sottoposti al vaccino sperimentale ha sviluppato qualche effetto collaterale, per lo più una lieve febbre, trattata con paracetamolo.

Secondo gli esperti, è importante che in questa fase ricercatori, istituzioni e media informino in modo trasparente e responsabile sugli avanzamenti della ricerca per un vaccino molto atteso, fornendo informazioni di contesto adeguate per comprendere i rischi e le opportunità.

Qualcosa di analogo potrebbe accadere nel momento in cui diventasse disponibile un vaccino efficace contro la COVID-19, dicono esperti e osservatori. Febbre bassa e mal di testa per qualche ora rispetto ai gravi sintomi che può causare il Coronavirus dovrebbero costituire un compromesso accettabile, soprattutto per i più anziani e gli individui a rischio.
Qualcosa di analogo accade del resto già con il vaccino antinfluenzale, che in rari casi può portare ad alcuni eventi avversi di lieve entità.Nonostante si stia procedendo molto velocemente con la ricerca e lo sviluppo, difficilmente un vaccino contro la COVID-19 sarà disponibile per essere somministrato su larga scala prima del prossimo anno. I risultati di alcune sperimentazioni, come quelle dell’Università di Oxford, sono stati finora promettenti, ma non c’è ancora la certezza sull’efficacia dei vaccini né sulla capacità del nostro sistema immunitario di mantenere una memoria nel medio-lungo periodo, in modo da impedire al coronavirus di causare un’infezione.

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