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CORONAVIRUS, ISTAT SHOCK: a BERGAMO MORTI aumentati del +568%, a ROMA -9,4%. Male la BAT, in Puglia, con +29.9%. Ecco i DATI COMPLETI

Foto Claudio Furlan - LaPresse 26 Marzo 2020 Seriate (Italia) News La chiesa di Seriate accoglie al suo interno i feretri delle vittime di coronavirus in attesa di trasporto Photo Claudio Furlan/Lapresse 26 March 2020 Seriate (Italy) The church of Seriate welcomes the caskets of coronavirus victims awaiting transport

In Italia nel mese di marzo 2020, nel pieno dell’emergenza coronavirus, la mortalità a livello medio nazionale è aumentata del 49,4% rispetto alla media dello stesso mese tra il 2015 e il 2019. Il dato emerge dal Rapporto Istat-Iss ‘Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente. Primo trimestre 2020’, il primo che stima l’aumento dei decessi a livello nazionale. Nel rapporto si parla di un Paese diviso in tre: le province più colpite dall’epidemia hanno pagato “un prezzo altissimo in vite umane”, con in testa Bergamo dove i decessi sono più che quintuplicati. Al Sud invece la mortalità è aumentata in media del 2%. Nella provincia di Roma è perfino calata del 9,4 per cento rispetto all’ultimo quinquennio.

In Italia nel mese di marzo 2020, nel pieno dell’emergenza coronavirus, la mortalità a livello medio nazionale è aumentata del 49,4% rispetto alla media dello stesso mese tra il 2015 e il 2019. Il dato emerge dal Rapporto Istat-Iss ‘Impatto dell’epidemia covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente. Primo trimestre 2020’, il primo che stima l’aumento dei decessi a livello nazionale. Nel rapporto si parla di un Paese diviso in tre: le province più colpite dall’epidemia hanno pagato “un prezzo altissimo in vite umane”, con in testa Bergamo dove i decessi sono più che quintuplicati. Al Sud invece la mortalità è aumentata in media del 2%. Nella provincia di Roma è perfino calata del 9,4 per cento rispetto all’ultimo quinquennio.

Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. Ci sono stati quindi 25.354 morti in più, di questi il 54% è costituito da vittime accertate del Covid-19 (13.710). Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale, si legge nel Rapporto, “possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

“Va tenuto presente che, a causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell’impatto di Covid-19 sulla mortalità totale”, sottolinea il rapporto, che suddivide l’Italia in tre diverse aree a seconda della diffusione del virus. Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020, in piena pandemia di Covid-19, “si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino.

Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo”, rileva l’Istituto nazionale di statistica e l’Istituto superiore di sanità. In queste aree, “se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351, con un +23.133. Poco più della metà di questo aumento (52%) è costituita dai morti riportati al Sistema di sorveglianza integrata Covid-19 (12.156)”. All’interno di questo raggruppamento le province più colpite registrano incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al marzo 2015-2019, “a tre cifre“: Bergamo (568%), Cremona (391%), Lodi (371%), Brescia (291%), Piacenza (264%), Parma (208%), Lecco (174%), Pavia (133%), Mantova (122%), Pesaro e Urbino (120%).

Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause nel periodo 20 febbraio-31 marzo è molto più contenuto, da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019). Il 47% è attribuibile ai morti risultati positivi al Covid-19 (1.151). In questo raggruppamento l’aumento della mortalità più marcato si registra a Genova (+51,9%), mentre a Firenze viene rilevato sempre a marzo un +6%. Infine, nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 “sono mediamente inferiori dell’1,8% alla media del quinquennio precedente”. In provincia di Matera la mortalità è diminuita dell’11,3%, mentre a Barletta-Andria-Trani è aumentata del 24,9%. Nella città metropolitana di Roma i morti sono calati del 9,4 per cento.

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