Ven. Dic 4th, 2020

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Lopalco avverte: “a NATALE massimo 6 persone in FAMIGLIA e poi, il COPRIFUOCO lo avrei anticipato alle 21”. Ecco le sue parole

Come sarà quest’anno il Natale?

A questa domanda ha tentato di rispondere l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, durante la trasmissione Un giorno da pecora su RadioUno: «Nella speranza che a metà dicembre i contagi siano in fase di discesa, a Natale la tavola dovrà accogliere al massimo sei, sette persone», ha detto l’epidemiologo.

Quanto all’orario del coprifuoco, Lopalco ha detto: «Sarebbe stato opportuno anticiparlo di un’ora, alle 21. Perché il messaggio deve essere: dopo il lavoro tutti a casa. Non è un dato che può basarsi su dati scientifici, piuttosto bisognerebbe interpellare i sociologi. Ma ripeto: in questo periodo è giusto stare a casa, quindi dopo il lavoro non si deve più uscire». Una misura che farà calare i contagi? «Un’ondata pandemica può avere una durata tra le sette e le otto settimane, quindi dobbiamo aspettare».

Sui parrucchieri che rimarranno aperti nelle zone rosse, l’esperto ha spiegato: «Negli ultimi tempi ho visto che sembrano più puliti di una sala operatoria: gli operatori usano la mascherina Fpp2 e in alcuni casi anche la visiera che circonda il viso. Quindi il livello di protezione mi sembra sia garantito».

Covid, prof. Galli: «In ogni caso il Natale ce lo siamo giocati, rispetto a quello a cui eravamo abituati»

«Se in queste tre settimane vediamo un iniziale riduzione del fenomeno, forse non ci siamo giocati il Natale. Ma in ogni caso il Natale ce lo siamo giocati comunque, rispetto a quello a cui eravamo abituati».

Queste le parole del primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, al Forum Sistema Salute.

«Convivere con il virus non significa ricominciare a fare quello che si faceva prima ma mantenere una serie di restrizioni, anche molto fastidiose, che rimarranno. Altrimenti, ci si ritrova punto e da capo, come abbiamo visto nella pratica». «Una volta bloccata questa ondata, dobbiamo fare in modo che non arrivi la terza. E per farlo bisogna rispettare le regole», ha spiegato il professore.

Il nuovo Dpcm «spero che non sia un provvedimento tardivo e che non sia preludio a qualcosa di più deciso e ancora più marcato», ha detto ancora Galli, che ha aggiunto: N«on sono contrario, in linea di principio, al fatto che ci possa essere una differenziazione tra le regioni, può avere un senso».

Secondo l’infettivologo «dovremmo vedere dei risultati tangibili entro due-tre settimane, li vedremo non subito ma dopo un consistente numero di giorni, perché quello che stiamo sopportando ora è già in cammino, non cancelliamo con un provvedimento le infezioni in corso: è una scommessa a tre settimane».

«Abbiamo già visto un errore colossale: abbiamo fatto un grande sacrificio, c’è stato un massacro economico, poi c’è stata la fine del lockdown e la riapertura. ‘Dobbiamo convivere con il virus’ dicevano i tecnici, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Convivere con il virus non significa fare quello che si faceva prima quando non c’era, vuol dire rispettare un insieme di regole anche molto fastidiose. E’ il caso di fare una programmazione e introiettarla da subito», ha osservato Galli.

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