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CORONAVIRUS: 926 in TERAPIA intensiva. Se si raggiungono i 2.300 scatta il LOCKDOWN. Ecco il DOCUMENTO appena PUBBLICATO

L’ipotesi: se continua l’escalation dei positivi e dei ricoverati l’esecutivo è pronto a cambiare marcia. La chiusura di tutto quello che non è essenziale e dei confini tra regioni è dietro l’angolo

Se i ricoverati in terapia intensiva dovessero superare quota 2300 il governo è pronto al lockdown. Ovvero alla chiusura di tutto ciò che non è essenziale e il divieto di spostamento tra le regioni come a marzo. Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera scrive oggi che per adesso l’esecutivo sceglie di procedere in maniera graduale con l’obiettivo di tenere aperte le attività produttive e le scuole. Ma se continua l’escalation dei positivi e – soprattutto – dei ricoverati è pronto a cambiare marcia. 

Il governo: sarà lockdown se…

La soglia fissata dall’esecutivo è quella di 2300 persone in terapia intensiva. E già ora, con i numeri in crescita, bisogna andare avanti con le chiusure progressive: le prime saranno le zone rosse nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli e Genova più Torino. Per il resto si attende il monitoraggio dell’indice Rt da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Ben consapevoli che il worst case scenario è quello di avere un livello dell’indice di contagio superiore all’1,5 per tre settimane consecutive. Ieri i ricoverati in terapia intensiva erano 926, quasi il doppio della settimana precedente. Se il ritmo di crescita dovesse mantenersi a questi livelli basteranno dieci giorni per superare la soglia e arrivare al lockdown. 

I numeri elaborati dal ministero della Salute non lasciano dubbi: se i dati del fine settimana avevano fatto pensare ad un rallentamento, il record di tamponi (oltre 177 mila) registra una incidenza rispetto ai nuovi casi pari all’8,5%, minore di altri Paesi, ma in crescita rispetto alla scorsa settimana. Situazione che il governo sta affrontando con gli enti locali, regioni e comuni in particolare, grazie ad un protocollo di iniziative mirate, come già avvenuto con Lombardia e Campania che hanno messo in campo i primi coprifuoco, seguite anche da Piemonte, Liguria e dal Lazio. Quello che preoccupa gli esperti, infatti, sono “alcune aree metropolitane come Milano, Napoli e probabilmente Roma – ha detto Walter Ricciardi – già fuori controllo”, hanno “numeri troppo alti per essere contenuti con il metodo tradizionale del testing e tracciamento”. In questi casi “devi bloccare la mobilità. Ci troviamo come nel 1400 a Venezia, nonostante le tecnologie di cui disponiamo”.

Grandi città fuori controllo: l’ipotesi zone rosse e l’autocertificazione a Roma, Milano, Napoli e Genova

“Con più di 2300 in terapia intensiva il governo farà il lockdown in Italia”

Intanto si parla già della chiusura di alcune attività come sale giochi, palestre e piscine. Anche se negli ultimi due casi i controlli dei Nas hanno evidenziato il rispetto dei protocolli. E anche se nel frattempo oggi potrebbe essere resa obbligatoria la misura della temperatura e lo scaglionamento degli ingressi.  Poi ci sono i centri commerciali. Alcuni governatori hanno già deciso di farli rimanere chiusi durante il fine settimana, dove maggiore è la circolazione delle persone. Se la curva epidemiologica continuerà a salire, il governo potrebbe estendere questa misura a tutto il territorio nazionale. Lasciando però aperti i negozi di generi alimentari e le farmacie, proprio come ha già fatto la Lombardia.

I prossimi passi saranno il coprifuoco alle 23 o alle 24 e il divieto di spostarsi oltre i confini regionali, che colpirebbe per esempio gli oltre 10mila pendolari che ogni giorno arrivano dalla Campania nel Lazio. L’agenzia di stampa Ansa intanto scrive che di fronte alle notizie di nuove misure già nel fine settimana, da Palazzo Chigi e dai ministeri assicurano che nulla per ora è in preparazione, ma aggiungono anche che non si può escludere di dover intervenire “nelle prossime settimane”: dipende dalla curva epidemiologica. Una decisione nel weekend dovrà essere presa sulla chiusura delle palestre, cui si oppone Vincenzo Spadafora ma che ad altri ministri pare inevitabile.

È sulla “sfera delle relazioni sociali e ricreative” che, spiega Conte, si è puntato per le restrizioni di livello nazionale, con lo stop alle feste e i limiti ai ristoranti. Su questo piano, secondo più di un ministro, si potrebbe fare di più, per evitare poi di dover chiudere scuole e uffici. Ma l’appello a limitare gli “spostamenti non necessari” potrebbe, secondo alcune fonti di maggioranza, smentite con nettezza dal governo, diventare nelle prossime settimane un vero e proprio divieto di spostamento tra le regioni. 

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